Parietale

21 Mar

Osso pari, quadrangolare, che forma gran parte della volta cranica.

Si articola con: occipitale, parietale, frontale, grande ala dello sfenoide e temporale.

Presenta due facce, quattro margini e quattro angoli.

Delle facce una è esocranica e una endocranica. La prima è convessa, soprattutto nel punto medio, dove si trova la bozza parietale. E’ attraversata anteroposteriomente da due linee temporali, superiore e inferiore, tra le quali si inserisce il muscolo temporale. Presenta anche il foro parietale situato solitamente nella porzione posteriore, a cui fa seguito un canale che attraversando l’osso sbocca nel solco sagittale. La faccia endocranica invece è concava e presenta delle impronte per la superficie encefalica e delle depressioni venose per i vasi meningei medi. Lungo il margine superiore è presente il solco sagittale che risulta costellato di piccole fossette granulari (più ampie nell’anziano) che accolgono le granulazioni aracnoidee.

Il margine superiore è dentellato e si articola con quello analogo del lato opposto nella sutura sagittale. Il margine inferiore si divide in tre segmenti: uno anteriore che si articola con lagrande ala dello sfenoide, nella sutura sfenoparietale,; uno medio che si articola con il margine parietale della squama del temporale, nella sutura squamosa (detto per questo margine squamoso); e una porzione posteriore che si articola con la porzione mastoidea del temporale, nella sutura parietomastoidea (detto per questo margine mastoideo). Il margine anteriore si articola col frontale nella sutura coronale. Il margine posteriore si articola con l’occipitale nella sutura lambdoidea.

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Temporale

21 Mar

Osso pari che forma la base cranica e le pareti laterali della volta. E’ situato davanti all’occipitale, inferiormente al parietale e posteriormente alla grande ala dello sfenoide.

E’ costituito da 5 abbozzi che poi si fondono in un unico osso: periotico, squamoso, timpanico, stiloiale e timpanoiale. Da ciascuno di questi deriva una porzione del temporale.

Dal periotico nasce la parte petromastoidea, che si dispone a mo di capsula intorno alle formazioni dell’apparato statoacustico. E’ divisa in due porzioni, la parte interna che prende il nome di petrosa o rocca o piramide del temporale e la parte esterna che prende il nome di mastoidea che parte dalla base della piramide e si estende posteriormente.

Dallo squamoso di origina la parte squamosa che ha la forma di lamina sagittale e che costituisce gran parte della parete laterale della volta cranica.

Dal timpanico ha origine la porzione timpanica , che ha la forma di anello aperto in alto, situato inferiormente ed esternamente alla squama, lateralmente alla piramide ed anteriormente alla porzione mastoidea. Il labbro esterno dell’anello dà origine a gran parte del contorno del meato acustico esterno, il labbro interno si sviluppa in senso anteromediale e insieme alla faccia laterale della piramide delimita il cavo del timpano e l’orifizio di ingresso della tuba uditiva.

Dallo stiloiale e dal timpanoiale origina la parte stiloidea che si presenta come un processo appuntito il processo stiloiale che è appuntito e volge verso il basso, il cui punto di attacco alla base è rivestito da una guaina ossea di origine timpanica. Il processo stiloiale è dato dalla fusione tra l’abbozzo del II° arco brachiale e la faccia inferiore della piramide. E’ di pertinenza dello splancnocranio e non del neurocranio a differenza delle altre porzioni.

Anche nel temporale si descrivono una parte esocranica e una endocranica.

La superficie esocranica è liscia, si estende verso l’alto ed è leggermente convessa, ha un contorno semicircolare e rappresenta la parte squamosa.

La squama è ricoperta dal muscolo temporale, per cui presenta dei solchi muscolari. Ha un contorno dentellato perchè si articola in avanti con la grande ala dello sfenoide e in dietro e in alto con le parietali. Dalla superficie esterna della squama si distacca il processo zigomatico il cui apice dentellato si articola col processo temporale dello zigomatico, dando luogo all’arcata zigomatica. La base è costituita da due radici, una orizzontale dalla quale si distacca davanti al meato acustico esterno, il tubercolo postarticolare, e una radice trasversale più pronunciata che prende il nome di tubercolo articolare, che entra a far parte dell’articolazione temporomandibolare. La porzione più laterale e sporgente del tubercolo articolare prende il nome di tubercolo zigomatico. Tra il tubercolo postarticolare e quello articolare c’è la fossa mandibolare per l’articolazione col condilo della mandibola. Nella regione posteriore della fossa è presente una fessura, la fessura petrotimpanica o del Glaser che comunica col cavo del timpano e che dà passaggio a un arteria e a un nervo: l’arteria timpanica e la corda del timpano. La fessura petrotimpanica era inizialmente costituita da timpanico e squamoso per cui prendeva il nome di fessura timpanosquamosa, alla quale poi si oppone una linguetta ossea, la cresta tegumentale, di origine petrosa, davanti alla quale c’è una fessura, la fessura petrosquamosa.

Dietro al tubercolo posteroarticolare c’è un ampio canale, il meato acustico esterno che si apre nel cavo del timpano. Nel vivente la comunicazione è interrotta dalla membrana del timpano. Alla costituzione del meato acustico esterno partecipa in gran parte la porzione timpanica, fatta eccezione per il contorno superiore dato dall’abbozzo squamoso. Sul contorno superiore del meato si individua una cresta, la cresta supra meatum, il contorno posteriore invece individua il confine tra porzione timpanica e mastoidea, segnato dalla fessura timpanomastoidea. In direzione posteriore c’è il processo mastoideo, un rilievo tozzo e conico, medialmente al quale ci sono due solchi paralleli, uno laterale, più profondo, detto solco digastrico per l’inserzione del muscolo digastrico, e quello mediale, meno profondo, che è il solco dell’arteria occipitale. La superficie del processo mastoideo è rugosa per l’inserzione di vari muscoli, principalmente il muscolo sternocleidomastoideo. Presenta inoltre numerosi forellini vascolari, il più grande di quali è il foro mastoideo che si immette nella cavità cranica a livello del solco sigmoideo e attraverso il quale passa la vena emissaria mastoidea. Il margine superiore del processo mastoideo è dentellato e si possono individuare due porzioni, una anteriore che si articola con le parietali e delimita col margine della squama l’incisura parietale e una posteriore che si articola con l’occipitale. Al suo interno il processo mastoideo è scavato da delle concamerazioni che prendono il nome di cellule mastoidee e che sono in comunicazione tra loro e col cavo del timpano.

La faccia esocranica è infine completata dalla faccia inferiore della piramide, irregolare e particolare. Davanti all’incisura digastrica abbiamo il foro stilomastoideo che fa da sbocco al canale faciale e davanti al quale si trova il processo stiloideo a svariati muscoli che si dirigono in basso e che sono: il muscolo stilofaringeo che si dirige verso la faringe, il muscolo stiloglossoche si dirige verso la lingua, il muscolo stiloioideo che arriva all’osso ioide. Funge da attacco anche a due legamenti: uno che arriva all’osso ioide, lo stiloioideo, e uno che arriva alla mandibola, il legamento stilomandibolare. Medialmente al processo si trova un’ampia depressione, la fossa giugulare, che accoglie il bulbo superiore della vena giugulare interna. Sul contorno laterale della fossa giugulare si osserva un cunicolo attraverso il quale il ramo auricolare del nervo vago raggiunge il canale faciale. Anteriormente e medialmente rispetto alla fossa una piccola depressione rappresenta il punto di sbocco del canalicolo della chiocciola. Davanti alla fossa si trova il foro carotico esterno, inizio del canale carotico per l’arteria carotide interna, il quale si apre all’interno del cranio in corrispondenza dell’apice della piramide. Nel tratto iniziale del canale ci sono canalicoli caroticotimpanici che lo mettono in comunicazione col cavo del timpano.

Tra fossa giugulare, foro carotico esterno e fossetta del canalicolo della chiocciola si trova la fossetta petrosa, che accoglie il ganglio petroso del nervo glossofaringeo e dal fondo della quale si diparte un canalicolo che si immette nel cavo del timpano. La faccia inferiore della piramide nel tratto compreso tra foro carotico esterno e apice della piramide dà attacco al muscolo elevatore del velo del palato.

La faccia endocranica della squama presenta depressioni e rilievi in rapporto all’emisfero telencefalico e solchi venosi per i rami dell’arteria meningea media. Il limite inferiore è in rapporto con la base della piramide e presenta la fessura petrosa.

La faccia endocranica della porzione mastoidea presenta, dietro la base della piramide, il solco sigmoideo, in continuazione col solco trasverso posizionato sulla squama dell’occipitale. Il solco sigmoideo decorre in direzione inferiore per terminare nel foro giugulare, è occupato dal seno venoso sigmoideo della dura madre e nella sua parte intermedia presenta il foro mastoideo.

La faccia endocranica della piramide presenta 4 facce, 4 margini, una base e un apice. La faccia superiore, che volge lateralmente e quella posteriore, che volge medialmente, sono endocraniche. Le facce inferiore e quella laterale sono esocraniche anche se quest’ultima è visibile solo in piccola parte (vicino all’apice) perchè occupata dalla porzione timpanica e forma la parete mediale del cavo del timpano e del condotto del muscolo tubarico. La faccia superiore continua lateralmente nella squama a livello della fessura petrosquamosa, che in direzione anteromediale si trasforma nell’incisura petrosquamosa, nella quale si colloca il margine posteroinferiore della grande ala dello sfenoide. Nella sua porzione laterale la faccia superiore è costituita da una lamina sottile, il tegmen tympani che chiude superiormente il cavo timpanico. Nella porzione media è invece presente un rilievo, l’eminenza arcuata, che rappresenta la sporgenza del sottostante canale semicircolare superiore e davanti alla quale è presente un foro che prosegue in un solco, il canale dello hiutus faciale, nel quale si impegna il nervo grande petroso superficiale. Lateralmente a questo c’è un altro foro con solco annesso per il nervo piccolo petroso superficiale (ramo del nervo timpanico). In prossimità dell’apice la faccia superiore presenta una piccola depressione l’impronta del trigemino che accoglie il ganglio semilunare (del Gasser). La faccia posteriore nel punto di giunzione tra terzo mediale e terzo medio presenta un grande canale, il meato acustico interno, il cui fondo è diviso da una lamina ossea, che è suddivisa in due porzioni da una cresta trasversa, una anteriore e una posteriore. Ciascuna delle due porzioni è divisa a sua volta in una parte superiore e in una inferiore. Il fondo del meato acustico interno risulta perciò diviso in 4 porzioni: una anterosuperiore, una anteroinferiore, una posterosuperiore e una posteroinferiore. La prima è detta area faciale, che presenta il foro di accesso al canale faciale per l’omonimo nervo, il quale decorre all’interno della piramide con un tragitto tortuoso nel quale si possono distinguere 3 porzioni: la prima che va dal foro faciale allo hiatus, poi continua orizzontalmente e perpendicolarmente all’asse della piramide facendo una curva a gomito e qui comincia la seconda porzione che ha un decorso anteroposteriore parallelo all’asse per poi fare di nuovo una curva e dare il via alla terza porzione con decorso verticale e direzione interna che fuoriesce dal cranio mediante il foro stilomastoideo. La porzione anteroinferiore è detta area cocleare e presenta dei fori disposti a spirale, il tractus spiralis foraminosus, corrispondente all”asse del modiolo della chiocciola, attraverso i quali passano i filuzzi del nervo cocleare. Le porzioni posterosuperiore e posteroinferiore sono dette aree vestibolari, rispettivamente superiore e inferiore e presentano dei fori per il passaggio dei rami del nervo vestibolare. Uno di questi rami occupa da solo un foro, il foramen singulare, situato dietro l’arcata vestibolare inferiore. La faccia posteriore lateralmente e superiormente al meato presenta la fossa subarcuata e più lateralmente una stretta fessura, lo sbocco dell’acquedotto del vestibolo.La base della piramide continua indietro nella porzione mastoidea, mentre l’apice tronco, presenta il solco carotico interno, che insieme al corpo dello sfenoide e al primo tratto del margine convesso della grande ala delimita il foro lacero. Dei 4 margini quello superiore è posto tra la faccia superiore e quella posteriore e stabilisce il limite tra fossa cranica media e posteriore. E’ scavato dal solco petroso superiore per il seno superiore petroso della dura madre che si apre indietro nel seno sigmoideo. Il margine posteriore situato tra faccia posteriore e faccia inferiore si articola col margine petroso dell’occipitale e presenta l’incisura giugulare, che insieme a un’incisura analoga posta sull’occipitale, costituisce il foro giugulare, la cui parte intermedia si solleva nella spina giugulare, che lo divide in due parti: una anteriore per il passaggio dei nervi glossofaringeo, vago e accessori, e una posteriore per il tratto iniziale della vena giugulare interna. La restante parte mediale del margine posteriore si articola con la base dell’occipitale andando a formare il solco petroso inferiore per il seno petroso inferiore della dura madre. Il margine anteriore corrisponde posteriormente alla fessura petrosquamosa e anteriormente all’incisura petrosquamosa. A questo livello si articola con la grande ala dello sfenoide e delimita posteriormente il foro lacero. Il margine inferiore è libero e smusso nella porzione più vicina all’apice. Nel suo tratto medio delimita anterolateralmente il foro carotico esterno mentre al suo tratto posteriore si sovrappongono il margine inferiore dell’osso timpanico e la guaina che questa porzione del temporale forma sul processo stiloideo.

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Frontale

21 Mar

Osso impari e mediano, costituisce sia la volta che la base in corrispondenza della fossa cranica, forma gran parte del tetto delle cavità orbitarie. Si distinguono una porzione verticale e una porzione orizzontale. La porzione verticale è detta squama ed è situata davanti alle parietali. Presenta due facce, una esocranica e una endocranica. La porzione orizzontale è situata davanti allo sfenoide ed entra in rapporto con etmoide, processo frontale del mascellare e nasali. Si distingue in due porzioni, una laterale orbitaria e una mediale nasale. Anche nella porzione orizzontale si distinguono una faccia esocranica e una endocranica. La superficie esocranica della squama è liscia e convessa posteriormente, presenta a metà altezza due bozze, le bozze frontali, sotto le quali sono presenti due rilievi trasversali, le arcate sopraccigliari, tra le quali c’è un leggero rilievo, la glabella sotto la quale la sutura metopica che scompare nell’adulto. Al limite tra porzione orizzontale e verticale si trova sulla linea mediana una zona dentellata per l’articolazione con il margine superiore delle ossa nasali e con il processo frontale delle mascellari. Al lato di questa zona si osserva un margine concavo inferiormente, il margine sovraorbitario, che per 1/3 è tondeggiante e per 2/3 è tagliente. Tra porzione tondeggiante e quella tagliente è presente un’incisura, l’incisura sovraorbitaria, attraverso la quale passano il nervo e l’arteria sovraorbitari. Medialmente a questa incisura se ne può osservare una seconda, meno accentuata, l’incisura frontale. La porzione laterale del margine sovraorbitario continua lateralmente nel processo zigomatico, che si articola con l’osso zigomatico. Da questo si diparte una linea che si porta in alto e indietro continuando fino al parietale, la linea temporale. Nella faccia endocranica della squama si distinguono le impronte vascolari dell’arteria meningea media. Sulla linea mediana è presente il solco sagittale che accoglie il seno sagittale superiore. Inferiormente i due rilievi che delimitano il solco si avvicinano progressivamente fino a unirsi nella cresta frontale, sotto la quale, in prossimità dell’incisura etmoidale si trova il foro cieco.

La superficie esocranica della porzione orizzontale presenta nel mezzo un’incisura, l’incisura etmoidale , che accoglie la lamina cribrosa dell’etmoide. Questa porzione prende il nome di faccia nasale e comprende il margine nasale per l’articolazione con il margine superiore delle ossa nasali e i processi frontali delle mascellari. Al di dietro del margine nasale si trova la spina nasale che si articola anteriormente con le ossa nasali e posteriormente con la lamina perpendicolare dell’etmoide. Ai lati della spina nasale si trovano due piccole docce sagittali che vanno a costituire la parte anteriore del tetto delle cavità nasali. Più lateralmente si trovano delle semicellette che completano quelle dei labirinti etmoidali e un’apertura che si immette nel seno frontale e quando il frontale si articola con l’etmoide continua in basso nell’infundibolo sboccando nel meato medio. Dietro l’incisura del seno frontale ci sono le docce etmoidali che formano i canali etmoidali dopo l’articolazione con i labirinti etmoidali. Le facce orbitarie hanno forma triangolare con base anteriore corrispondente al margine sovraorbitario. In direzione anterolaterale presentano una doccia per la ghiandola lacrimale e in direzione anteromediale un’altra piccola depressione, la fossetta trocleare dove si attacca la puleggia fibrosa su cui si riflette il tendine del muscolo obliquo superiore del bulbo oculare.

La faccia endocranica della porzione orizzontale presenta ai lati dell’incisura due superfici convesse, le bozze orbitarie su cui poggia la faccia inferiore dei lobi frontali del telencefalo. Le bozze orbitarie presentano numerose depressioni e rilievi corrispondenti alle circonvoluzioni e ai bozzi encefalici.

La circonferenza frontale stabilisce il limite tra faccia esocranica e faccia endocranica dell’osso. E’ dentellata in corrispondenza della squama e si articola col margine anteriore delle parietali mentre nella porzione orizzontale è interrotta nel mezzo dall’incisura etmoidale. Per il resto è sottile e tagliente e si articola con le piccole ali dello sfenoide.

Lateralmente il tratto orizzontale della circonferenza cranica si porta in basso diventando irregolare per articolarsi con le grandi ali dello sfenoide e con lo zigomitiche.

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Etmoide

21 Mar

L’etmoide è un osso impari posto davanti allo sfenoide, sotto e dietro al frontale ,che entra a far parte della costituzione della fossa cranica anteriore e delle cavità nasali e orbitarie. E’ costituito da una lamina sagittale, una lamina orizzontale e due masse laterali.

La lamina orizzontale è detta lamina cribrosa per la presenza di numerosi forellini che danno passaggio a filamenti dei nervi olfattivi , ed è inglobata nell’incisura etmoidale del frontale. Presenta una faccia superiore che fa parte della fossa cranica anteriore e che è depressa tra le docce olfattive che accolgono i bulbi olfattivi, e una faccia inferiore che fa da tetto alle cavità nasali. La lamina cribrosa è sormontata sagittalmente dalla crista galli che rappresenta la parte superiore della lamina sagittare dell’etmoide, che dà attacco all’apice della grande falce encefalica. Si rapporta anteriormente col frontale mediante due processi alari, completando il foro cieco. La lamina saggittale nella sua porzione inferiore prende il nome di lamina perpendicolare ed entra a far parte della costituzione del setto delle cavità nasali, delle quali costituisce la parte superiore (parte inferiore costituita da vomere). La lamina perpendicolare e il vomere si pongiungono posteriormente e anteriormente delimitando un’incisura triangolare dove si inserisce la cartilagine del setto. Ha una forma pentagonale e presenta perciò 5 margini: uno superiore che corrisponde alla linea di distacco con la lamina cribrosa, uno anterosuperiore che si unisce alla spina dell’osso frontale e alla linea d’incontro tra cavità nasali, uno anteroinferiore connesso alla cartilagine del setto e uno posteriore che si articola con la cresta posta sulla faccia inferiore del corpo dello sfenoide.

Le masse laterali prendono il nome di labirinti etmoidali, sono situate davanti allo sfenoide, sopra il corpo del mascellare e la parte perpendicolare del palatino, dietro al processo frontale del mascellare e all’osso lacrimale, e sotto la porzione nasale del frontale. Sono interposti tra le cavità nasali e orbitarie. Risultano fragili in quanto costituiti da lamine sottili che circoscrivono un complesso sistema di piccole cavità, le cellule etmoidali in comunicazione con le cavità nasali. Hanno la forma di parallelepipedi e presentano 6 facce: una superiore che è il prolungamento laterale della lamina cribrosa e che si articola con la faccia nasale del frontale che ne completa le semicellette e che presenta due docce trasversali che per l’articolazione col frontale si trasformano nei canali etmoidali anteriore e posteriore, i quali sboccano lateralmente nelle cavità orbitarie e medialmente nella fossa cranica anteriore; la faccia inferiore si articola con la superficie nasale del mascellare; la faccia laterale, quadrangolare e liscia che forma la maggior parte della parete mediale dell’orbita. E’ molto sottile e lascia intravedere in trasparenza le cellule etmoidali per cui è detta lamina papiracea. E’ situata dietro il lacrimale, davanti allo sfenoide, sopra il mascellare e al processo orbitario del palatino, sotto il frontale. In corrispondenza dell’articolazione col frontale presenta i fori etmoidali anteriore e posteriore che danno sbocco agli omonimi canali; la faccia mediale forma gran parte della parete laterale delle cavità nasali. Da questa si distaccano due lamine ossee che si ripiegano su se stesse dirigendosi medialmente in basso, i cornetti o conche superiori e medi, che insieme alla faccia mediale delimitano il meato superiore e medio. Il cornetto superiore è più piccolo ed è situato nella parte posterosuperiore della faccia mediale. Il cornetto medio è più sviluppato e sporge maggiormente all’interno delle cavità nasali. La sua estremità posteriore si articola con la porzione perpendicolare del palatino. Il meato superiore è più ridotto e riceve lo sbocco delle cellule etmoidali posteriori e dei seni sfenoidali. Il meato medio è più ampio, accoglie lo sbocco delle cellule etmoidali anteriori e presenta sul fondo il processo uncinato che si distacca dall’estremità anteriore del labirinto portandosi indietro e in basso e articolandosi col processo etmoidale del cornetto inferiore, restringendo così lo sbocco del seno mascellare nel meato medio. Dietro al processo uncinato c’è un rilievo sottile la bolla etmoidale. Tra queste due formazioni è presente la doccia semilunare che continua nell’infundibolo etmoidale arrivando sino al seno frontale, che sbocca anch’esso nel meato medio; la faccia posteriore si articola col corpo dello sfenoide e col processo orbitario del palatino; la faccia anteriore si articola con la faccia mediale del lacrimale e insieme all’estremità anteriore del cornetto medio si estende fino al processo frontale del mascellare.

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Sfenoide

20 Mar

Osso impari e mediano che prende parte alla costituzione della base cranica e delle pareti delle cavità nasali e orbitarie. Si articola con porzione basilare dell’occipitale, etmoide, palatino, frontale, vomere, mascellari e parietali.

E’ costituito da un corpo, 2 coppie di prolungamenti laminari, piccole e grandi ali, e da due processi pterigoidei.

Il corpo è occupato da due cavità, i seni sfenoidali, che attraverso due fori entrano in rapporto con le cavità nasali. Ha forma cubica per cui presenta 6 facce. E’ situato tra la porzione basilare dell’occipitale (post.) e l’etmoide (ant.) articolandosi con queste due ossa.

La faccia superiore e le laterali sono endocraniche, l’anteriore e l’inferiore sono esocraniche, mentre la posteriore è in giunzione con la porzione basilare dell’occipitale.

La faccia superiore del corpo è concava e prende il nome di sella turcica, nel fondo della quale si trova la fossetta ipofisaria che accoglie l’ipofisi. Posteriormente è delimitata da una lamina quadrangolare, la lamina quadrilatera o dorso della sella, il cui margine superiore è libero e continua all’esterno con due rilievi i processi clinoidei posteriori. La superficie dorsale della lamina insieme alla porzione basilare dell’occipitale va a formare il clivo, una superficie leggermente concava che entra in rapporto con la faccia ventrale del tronco encefalico.

La faccia superiore è delimitata anteriormente da un rilievo arrotondato il tubercolo della sella, davanti al quale è presente un solco trasversale, il solco del chiasma ottico, che accoglie il chiasma dei nervi ottici e che continua da ambo i lati sino ai fori ottici, che danno passaggio all’arteria oftalmica e al nervo ottico. Anteriormente al solco si trovano le docce olfattive. I margini laterali della sella sono generalmente poco pronunciati ma può capitare che presentino nel tratto intermedio un piccolo rilievo, il processo clinoideo medio.

Le facce laterali sono per gran parte occupate dalle radici delle piccole e delle grandi ali. Infatti le piccole ali si dipartono dalla porzione anterosuperiore mentre le grandi ali dalla porzione posteriore. La superficie situata al di sopra della radice della grande ala è libera e presenta il solco carotico per l’arteria carotide interna che è spesso delimitato lateralmente da una piccola cresta ossea la lingula sfenoidale.

La faccia anteriore del corpo presenta sulla linea mediana un rilievo verticale la cresta sfenoidale attraverso la quale si articola con la lamina perpendicolare dell’etmoide, prendendo parte alla formazione del setto nasale. La cresta sfenoidale si prolunga in basso in un rilievo, il rostro sfenoidale. Da ciascun lato della cresta è presente una doccia nella quale ci sono gli orifizi di accesso ai seni sfenoidali. Lateralmente alle docce è presente una superficie articolare per le masse laterali dell’etmoide in alto e per il processo orbitario del palatino in basso, resa irregolare per la presenza di piccole semicellette che sono anteriormente completate da analoghe formazioni presenti sulla faccia posteriore delle porzioni laterali dell’etmoide. Il margine superiore della faccia anteriore è frastagliato e si articola con il margine dorsale della lamina cribrosa dell’etmoide e più lateralmente col frontale.

La faccia inferiore forma la parte posteriore della volta delle cavità nasali. Presenta un rilievo sagittale mediano che continua in avanti con la cresta sfenoidale dando luogo alla formazione del rostro, il quale si articola per incastro (schindilesi) con il margine superiore del vomere. Lateralmente al rilievo sagittale mediano la faccia inferiore del corpo si solleva in due lamine ossee, i cornetti sfenoidali, che si prolungano sulla faccia anteriore dove contribuiscono alla delimitazione degli orifizi dei seni sfenoidali. Ancora più lateralmente si osservano due docce sagittali, di cui quella mediale articolandosi con le ali del vomere va a costituire il canale basifaringeo, mentre quella laterale articolandosi col processo sfenoidale del palatino va a costituire il canale faringeo.

La faccia posteriore infine si articola per sicondrosi o sinostosi sfenooccipitale con la porzione basilare dell’occipitale.

Le piccole ali si distaccano dalla porzione anterosuperiore delle facce laterali del corpo dello sfenoide mediante due radici tra le quali è compreso il foro ottico. Hanno la forma di lamine piatte e triangolari con base mediale e apice laterale. Vi si considerano 2 facce una superiore e una inferiore e due margini. La faccia superiore è liscia e continua in avanti nella faccia endocranica della porzione orbitaria del frontale, contribuendo alla formazione del pavimento della fossa cranica anteriore. La faccia inferiore delimita il tratto superiore della volta della cavità orbitaria. Il margine anteriore si articola col frontale e quello posteriore, libero, divide la fossa cranica anteriore da quella media e nella sua estremità mediale presenta un rilievo, il processo clinoideo anteriore. La piccola ala forma il contorno superiore della fessura orbitaria superiore, attraverso la quale passano vari nervi per l’innervazione motoria e sensitiva, i nervi oculomotore, trocleare, abducente e oftalmico e le vene oftalmiche.

Le grandi ali si distaccano dalla porzione inferiore delle facce laterali del corpo dello sfenoide, da qui si portano in fuori e in avanti incurvandosi verso l’alto. Vi si considerano 2 facce, una endocranica e una esocranica e 2 margini, uno mediale, convesso e uno laterale, concavo.

La faccia endocranica partecipa alla formazione della fossa cranica media, è molto concava perchè accoglie il polo temporale dell’emisfero telencefalico. In prossimità del suo margine convesso presenta 3 fori in sucessione anteroposteriore: il foro rotondo situato anteriormente alla radice, attraverso cui passa il nervo mascellare, il foro ovale situato posteriormente alla radice mediante il quale passa il nervo mandibolare e l’arteria piccola meningea, e il foro spinoso, situato lateralmente all’ovale attraverso cui passa il nervo spinoso del trigemino e l’arteria meningea media. La faccia esocranica presenta un rilievo anterolaterale, il margine zigomatico, che si articola con l’osso zigomatico e che la divide in due porzioni, una mediale e una laterale. La porzione mediale prende il nome di faccia orbitaria perché entra a far parte della costituzione della parete laterale della cavità orbitaria. Ha forma quadrangolare e presenta 4 margini: quello superiore si articola col frontale, quello inferiore libero che delimita superolateralmente la fessura orbitaria inferiore (delimitata inferomedialmente dal mascellare), il margine anteriore che è costituito dalla cresta zigomatica e quello posteriore anch’esso libero, che corrisponde al 3° tratto del margine convesso e va quindi a delimitare inferiormente la fessura orbitaria superiore. La porzione laterale prende il nome di faccia temporale, è verticale superiormente mentre inferiormente si porta all’indietro diventando quasi orizzontale. La porzione verticale è detta faccia temporale propriamente detta, quella orizzontale faccia sfenomascellare. Il limite tra le due zone è dato dalla cresta infratemporale. La faccia sfenomascellare va a costituire la volta della fossa infratemporale. Vicino al suo limite posteriore ci sono il foro ovale e spinoso che mettono in comunicazione la fossa cranica media con la fossa infratemporale. Posteriormente ai fori c’è una doccia obliqua che dà attacco alla porzione cartilaginea della tuba uditiva. Il margine mediale, come accennato in precedenza, può essere diviso in quattro porzioni: la prima va dall’estremità posteroinferiore della grande ala e si articola con la porzione petrosa del temporale (sincondrosi sfenopetrosa) per arrivare fino alla faccia laterale del corpo dello sfenoide dove delimita anteriormente il foro lacero, la seconda porzione corrisponde alla linea d’unione col corpo dello sfenoide, la terza porzione prosegue in direzione anterolaterale delimitando il contorno inferiore della fessura orbitaria superiore, e infine la quarta porzione che si articola col frontale chiudendo lateralmente la fessura orbitaria. Il margine concavo si articola con la porzione squamosa del temporale ed è perciò detto margine squamoso. I due margini convergono in due estremità una anterosuperiore e una posteroinferiore che unendosi vanno a costituire la spina dello sfenoide o spina angolare. L’estremità anterosuperiore si interpone tra frontale e parietale, mentre la posteroinferiore si interpone tra porzione petrosa e squama del temporale, prolungandosi nella spina angolare.

I processi pterigoidei si distaccano dalla faccia esocranica dello sfenoide e si dirigono verticalmente verso il basso, procedendo dorsalmente rispetto a mascellari e palatine. Sono costituiti da: una base, due lamine , mediale e laterale e una fossa pterigoidea compresa tra queste. La base è costituita dalla convergenza di due radici, una laterale più grossa che si stacca dal margine mediale della grande ala e una mediale più sottile che si stacca dalla faccia inferiore del corpo dello sfenoide. E’ attraversata da un canale a direzione sagittale il canale vidiano, che dà passaggio a nervi e vasi vidiani. La lamina mediale è più stretta e presenta due facce, una mediale, che delimita la parte posteriore delle pareti laterali delle cavità nasali e il cui margine libero presenta in basso l’uncino pterigoideo, e una laterale che delimita medialmente la fossa pterigoidea e che nella porzione superiore presenta una depressione la fossetta scafoidea dove si inserisce il muscolo tensore del palato. Anche la lamina laterale presenta due facce, quella mediale che delimita inferiormente la fossa pterigoidea, e quella laterale che prende parte alla formazione della fossa infratemporale e il cui margine libero presenta nel suo punto di mezzo unna spina che dà attacco al legamento pterigo-spinoso, che arriva fino alla spina angolare. Le due lamine sono unite in alto e in avanti dove insieme a mascellare e palatino delimitano uno spazio imbutiforme ad apice inferiore, lo spazio pterigopalatino. Tra le lamine c’è la fossa pterigoidea, ampia depressione aperta posteriormente e dal fondo rugoso per attacco del muscolo pterigoideo interno.

 

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Occipitale

20 Mar

L’occipitale è un osso impari e mediano che delimita la scatola cranica posteriormente e inferiormente entrando a far parte della costituzione sia della volta che della base.

E’ l’osso che mette in relazione il cranio con la colonna vertebrale articolandosi con la prima vertebra cervicale, l’atlante. Il grande foro occipitale è infatti in comunicazione con il canale vertebrale.

Ha una forma a losanga e sono individuabili una squama, una base e due porzioni laterali.

Presenta due facce: una interna e una esterna.

La superficie interna della squama presenta al centro un rilievo a forma di croce, l‘eminenza crociata che divide l’osso in 4 porzioni, due superiori dette fosse cerebrali, che accolgono le porzioni occipitali degli emisferi telencefalici e due inferiori dette fosse cerebellari, che accolgono gli emisferi cerebellari. Nel punto di incontro tra braccio verticale e braccio orizzontale dell’eminenza crociata è presente un rilievo: la protuberanza occipitale interna.

Il braccio orizzontale è percorso da un solco, il solco trasverso, che accoglie un seno venoso, il seno trasverso della dura madre.

Per quanto riguarda il braccio verticale invece possiamo osservare che la porzione superiore è percorsa dal solco sagittale che accoglie il seno sagittale superiore, mentre la porzione inferiore continua in basso fino al punto di mezzo dell’emicerchio posteriore del grande foro occipitale e qui si sdoppia per dare attacco alla falce del cervelletto.

La superficie interna delle porzioni laterali presenta l’orifizio interno del canale condiloideo attraverso il quale passa una vena, l’ultimo tratto del solco sigmoideo, che accoglie l’omonimo seno venoso. C’è inoltre il tubercolo giugulare, dietro al quale, in prossimità del grande foro occipitale c’è l’orifizio interno del canale dell’ipoglosso, che dà passaggio al 12° paio di nervi encefalici.

La superficie interna della porzione basilare si restringe da dietro in avanti e presenta una doccia detta clivo.

La superficie esterna della squama presenta un rilievo centrale, la protuberanza occipitale esterna, che continua da ambo i lati nella linea nucale superiore, che divide due piani, il piano occipitale (sup.) dal piano nucale (inf.). Il piano nucale è diviso a sua volta in due parti dalla cresta occipitale esterna, che si estende dal di sotto della protuberanza occipitale esterna fino ad arrivare al grande foro occipitale. Dal punto di mezzo della cresta occipitale esterna si estende da ambo i lati una linea orizzontale, la linea nucale inferiore, parallela alla superiore. Si formano così 4 aree ciascuna delle quali dà attacco a diversi muscoli estrinseci del cranio.

La superficie esterna delle porzioni basilari presenta sue rilievi ellittici, i condili occipitali, il cui asse maggiore è orientato obliquamente da dietro avanti e dall’esterno all’interno. E’ proprio per mezzo dei condili che l’occipitale si articola con l’atlante. Dietro all’estremità posteriore dei condili c’è l’orifizio esterno del canale condiloideo, lateralmente alla porzione anteriore dei condili c’è invece lo sbocco del canale dell’ipoglosso.

La superficie esterna della base presenta al centro il tubercolo faringeo, posteriormente al quale si trova una zona rugosa per l’attacco ai muscoli.

Fatta eccezione per il piano occipitale, la superficie esterna dell’occipitale risulta piuttosto rugosa per l’inserzione di numerosi muscoli estrinseci.

I margini superiori dell’occipitale sono detti lambdoidei e convergono in corrispondenza dell’angolo superiore, per poi portarsi lateralmente fino agli angoli laterali. Sono dentellati per l’articolazione con le parietali. L’angolo superiore è interposto tra le due parietali nel punto in cui c’è la fontanella nel neonato.

I margini inferiori o petromastoideisono divisi a metà dal processo giugulare, la metà posteriore si articola con la porzione mastoidea del temporale, la metà anteriore si articola con la porzione petrosa dello stesso osso. Davanti al processo giugulare c’è un’incisura che viene completata da un analoga incisura sulla porzione petrosa dando luogo alla formazione del foro giugulare, il quale è diviso a metà da un rilievo il processo intragiugulare: la metà anteromediale dà passaggio al 9° paio di nervi encefalici e la metà posterolaterale dà passaggio al 10° e all’11° paio.

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Cranio

20 Mar

Il cranio si divide in scatola cranica e massiccio faciale.

Nella scatola cranica si possono individuare una base e una volta.

La base è costituita da etmoide, occipitale, temporali, sfenoide e frontale.

La volta è costituita da parietali, occipitale, temporali, sfenoide e frontale.

Il massiccio facciale è invece costituito da una piccola porzione dello sfenoide e da una porzione dell’etmoide e poi da vomere, nasali, lacrimali, cornetti inferiori, zigomatiche, palatine, mascellari e mandibola.

Generalità sui muscoli

20 Mar

I muscoli scheletrici presentano varia forma e volume, con parti carnose, dal colore più o meno rosso, e parti tendinee, di colore bianco splendente. Con la potenza sviluppata dalla loro forza contrattile modificano l’orientamento dell’articolazione e ne mantengono la postura. A seconda della loro forma distinguiamo:

  • muscoli lunghi
  • muscoli larghi
  • muscoli orbicolari o sfinteri: si dispongono in maniera particolare a circondare orifizi e cavità

La contrazione muscolare comporta una diminuzione della lunghezza e un aumento della larghezza. Più il muscolo è lungo più è capace di accorciarsi durante la  contrazione. Ogni individuo ha un volume muscolare variabile a seconda dell’età, del sesso, della costituzione e dell’attività fisica. I muscoli sono soggetti a ipertrofia o ipotrofia e possono andare incontro anche ad atrofizzazione in seguito a denervazione. La forza contrattile dipende dallo sviluppo della porzione carnosa, e la massa cotrattile può essere impiegata totalmente o parzialmente a seconda della forza che si vuole ottenere. Il colore della parte carnosa è generalmente rosso più o meno intenso a seconda dell’età, della vascolarizzazione, dello stato di nutrizione o anche in correlazione a fattori patologici ( es. avvelenamento da ossido di carbonio). Il tono fa variare la consistenza muscolare ed è sotto il controllo del sistema nervoso. Dopo la morte si evidenzia nei muscoli la rigidità cavaverica; a partire dalla quarta, sesta ora dopo il decesso di irrigidiscono progressivamente il diaframma, i muscoli masticatori, i muscoli degli arti superiori, del tronco e degli arti inferiori con rigidità massima dopo 24 ore. Questa rigidità generalmente sparisce 80 ore dopo la morte. Nelle porzioni terminali del muscolo si distinguono formazioni di lunghezza e spessore variabile, i tendini e le aponeurosi di inserzione, destinate all’inserzione del muscolo stesso nello scheletro, che talvolta si possono estendere fin dentro lo spessore del corpo carnoso. Ci sono poi dei veri e propri tendini intermedi che si interpongono alle parti carnose. Solitamente i muscoli si inseriscono sugli organi scheletrici mediante due capi, il capo di origine e il capo terminale o di inserzione. Con capo di origine si intende quello che prende inserzione a livello di un punto fisso, capo di inserzione quello che si attacca su un punto mobile.nel caso di alternanza il termine di capo di origine viene sostituito con il nome di capo prossimale. Nonostate solitamente ci siano solo due inserzioni capita che alcuni muscoli abbiano numerose inserzioni , sia per capo terminale che per capo di origine. Possiamo poi distinguere muscoli a fasci paralleli, dove l’andamento delle fibre è paralleloall’asse del muscolo e il tendine si dispone nella stessa direzione della parte carnosa, oppure muscoli a fasci obliqui, dove le fibre raggiungono il tendine con decorso obliquo rispetto all’asse, in due modalità: una dove l’attacco della parte carnosa si compie su due facce e il muscolo prende il nome di pennato o penniforme, e una dove avviene su una sola faccia e il muscolo si dice semipennato. Questo diverso andamento delle fibre muscolari determina delle prestazioni funzionali diverse. In quelli paralleli l’azione muscolare determina un accorciamento notevole, associato a un modesto sforzo e quindi comporta un movimento più ampio; quelli obliqui invece svolgono movimenti più limitati ma sono capaci di forza maggiore in quanto costituiti da un maggior numero di fibre brevi. In base alla loro funzione distiunguiamo poi i muscoli in: flessori ed estensori, rotatori interni o esterni, pronatori o supinatori, adduttori o abdutori. Infine possiamo distinguerli anche in agonisti e antagonisti che con la loro azione garantiscono una più precisa e perfetta esecuzione, bilanciandosi.

STRUTTURA PARTE CARNOSA DEI MUSCOLI

La parte carnosa dei muscoli è costituita da:

  1.  membrana connettivale fibrosa (epimisio): invia in profondità robusti setti connettivali che dividono la massa muscolare in fasci via via più minuti, che si distinguono in primari, secondari e terziari, fino ad arrivare all’isolamento di ogni fibra contrattile, che è delimitata da un involucro collageno, l’endomisio, costituito da connettivo reticolare mescolato a sostanza fondamentale ricca di mucopolisaccaridi, e che corrisponde al sarcolemma. L’impalcatura connettivale consente il reciproco scorrimento tra i fasci ed eventuali contrazioni parziali e indipendenti. E’ inoltre capace di trasmettere l’accorciamento delle fibre muscolari alla parte tendinea e fornisce gli spazi adeguati al passaggio di vasi e nervi.
  2. fibra muscolare striata: è l’unità istologica elementare dei muscoli. Il numero delle fibre è già fisso poco dopo la nascita anche se si possono verificare processi rigenerativi. E’ costituita da un cilindretto di lunghezza variabile da pochi mm a 20-30 cm, con diametro molto sottile, in rapporto al tipo di muscolo, alle condizioni di nutrizone, all’età e all’esercizio. Possono essere lunghe quanto il muscolo o corte. Osservata al microscopio la fibra muscolare appare striata longitudinalmente per la presenza nel citoplasma di filamenti sottili e lunghi quanto la fibra stessa, le miofibrille, che in sezione trasversale appaiono come formazioni puntiformi distribuite uniformemente o raccolte in gruppi ( campi di Conheim ). Le miofibrille sono immerse in un sarcoplasma ricco di mitocondri, cisterne del reticolo endoplasmatico, di glicogeno e contenente mioglobina, più o meno abbondante. Tenendo conto della diversa struttura si descrivono due tipi di fibre muscolari: le fibre rosse o di primo tipo dette anchefibre lente, e le fibre bianche o di secondo tipo dette fibre rapide. Le fibre rosse sono più ricche di mioglobina e di sarcoplasma e glicogeno, più mitocondri ed enzimi ossidativi, mentre sono più poveri di miofibrille e di attivita ATPasica; la loro contrazione è lenta e duratura. Le fibre bianche invece hanno meno mioglobina, sarcoplasma, mitocondri ed enzimi ma hanno più miofibrille che presentano una stritura trasversale più marcata; la loro contrazione è più veloce e meno duratura. Le miofibrille sono costituite da miofilamenti spessi di miosina e da miofilamenti sottili di actina mista a piccole quantità di tropomiosina, di troponina e di alfa-actinina.

STRUTTURA DEI TENDINI E DELLE APONEUROSI

La porzione tendinea dei muscoli è costituita da tessuto fibroso denso a fasci paralleli. Le fibre collagene sono riunite in fasci primari e intercalate da fibrociti con grandi espansioni laminari, chiamati tenociti o cellule alari. Tra le fibre collagene ci sono le fibre elastiche che fungono da ammortizatori all’inizio della contrazione muscolare. I fasci primari si riuniscono in fasci secondari e terziari, separati da poco connettivo lasso con vasi e nervi. Il tendine è avvolto da una sottile lamina connettivale a fibre intrecciate, il peritenomio, che continua col periostio a livello delle zone di attacco sullo scheletro e con il perimisio a livello del corpo carnoso del muscolo. Le fibre tendinee si fissano direttamente sul tessuto osseo sopra una linea cementante o si interpongono alle fibre del periostio, mentre a livello della parte carnosa del muscolo generalmente si intrecciano alle fibre dell’endomisio. TERMINAZIONI NERVOSE PERIFERICHE PER IL CONTROLLO DELL’ATTIVITA’ MUSCOLARE

  • Placca motrice: è l’espansione terminale di un neurite motore, arborizzata a ridosso di una zona specializzata detta suola della placca, situata nella membrana plasmatica e nel sarcoplasma di una fibra muscolare striata. Ogni muscolo ha sempre più fibre muscolari che fibre nervose motorie per cui ogni fibra nervosa forma più placche motrici e controlla più fibre muscolari. L’insieme del motoneurone e delle fibre muscolari che innerva è definito unità motoria. Le unità motorie non hanno uguale dimensione in tutti i muscoli, in alcune ci possono essere moltissime fibre muscolari, fino a 1700, in altri le fibre sono pochissime, 6 o 7 soltanto. Ovviamente meno fibre vengono controllate da una sola unità motoria migliore sarà la modulazione della capacità contrattile del muscolo.
  • Propiorecettori muscolari: sono organelli di senso capaci di registrare la tensione e i cambiamenti di questa nel muscolo. Sono composti da:
  1. I fusi neuromuscolari sono corpuscoli affondati nel connettivo interfascicolare del muscolo e sono disposti con l’asse longitudinale parallelo alle fibre del muscolo dette fibre extrafusali.
  2. Le fibre afferenti primarie e secondarie inviano gli impulsi al sistema nervoso centrale con una frequenza in funzione con la trazione longitudinale che si esercita sul fuso quando il muscolo viene disteso.
  3. I motoneuroni gamma che forniscono l’innervazione motrice. Gli impulsi portati dalle fibre gamma fanno contrarre le estremità delle fibre intrafusali, ponendo in tensione il loro segmento medio, non contrattile, ed essendo queste circondate da terminazioni nervose, lo stato di tensione comporta eccitazione per le fibre sensitive. Le emissioni fusali mantengono uno stato di facilitazione a livello dei motoneuroni alfa, il cui neurite è destinato alle fibre extrafusali. L’attività gamma si esercita anche spontaneamete per influenza del sistema nervoso centrale, grazie alla formazione reticolare del tronco encefalico. Partecipano al controllo gamma anche vie dei sistemi piramidale ed extrapiramidale. I neuroni gamma hanno il compito di regolare la tensione dei fusi per assicurarne il corretto funzionamento. Quando un muscolo si contrae i fusi che sono disposti in parallelo si rilasciano e le terminazione anulospirali diventano silenziose venendo meno alla funzione informativa. I motoneuroni gamma quindi portano la contrazione delle fibre intrafusali, mettendo in tensione il loro segmento medio, riportando così il fuso nelle condizioni di funzionare correttamente. L’attività gamma corregge e prepara ogni attività muscolare.
  4. Organi muscolotendinei del Golgi o fusi neurotendinei: situati nella parte iniziale del tendine, al confine con l’estremità del corpo muscolare e costituiti da fibre nervose che si ramificano assottigliandosi, inframezzate dal cellule gliali. Sono avvolti da guaine connettivali e continuano con il peritenonio tendineo e con l’epimisio. L’eccitamento di questi fusi inibizione dei motoneuroni che controllano il muscolo soggetto a stiramento e stimolano invece gli antagonisti.

I muscoli sono destinati a mantenere l’equilibrio della stazione eretta, regolando la proiezione del centro di gravità sulla superficie di appoggio, a mantenere la postura di appoggio e a garantire gli spostamenti del corpo e delle singole parti del corpo, opponendosi agli effetti di gravità.  L’azione muscolare è continuamente coordinata e modulata da complessi dispositivi del sistema nervoso centrale, che diventa così responsabole del tono muscolare. E’ la tensione muscolare che permette il mantenimento delle corrette posizioni delle varie parti del corpo. 

VASCOLARIZZAZIONE E INNERVAZIONE 

I muscoli scheletrici sono molto ricchi di vasi sanguigni. Nella faccia profonda del muscolo sono presenti gli ili, aree di penetrazione muscolare uniche o multiple dalle quali le arterie muscolari si irradiano nell’ambiente perifascicolare e interfascicolare fino a formare una fitta rete capillare che si allunga intorno alle singole fibre muscolari. Le vene hanno decorso corrispondente alle arterie. Nei muscoli sono presenti anche vasi linfatici.  Le fibre nervose che arrivano ai muscoli sono in parte effetrici e in parte sensitive, tra quelle effettrici sono presenti le viscerali destinate all’innervazione dei vasi che irrorano i muscoli. Le fibre nervose destinate a un muscolo seguono il decorso dei vasi, formano il peduncolo muscolovenoso, e possono derivare da uno o più nervi spinali oppure da un nervo encefalico ( solo per i muscoli della testa e alcuni muscoli del collo).

ORGANI ACCESSORI DEI MUSCOLI (FASCE, GUAINE, BORSE) 

Le fasce sono lamine connettivali fibrose, biancastre, semitrasparenti che avvolgono i muscoli singolarmente o in gruppo.  Al di sotto del connettivo lasso sottocutaneosi trova una fascia comune che avvolge gli organi sottstanti ed emana dei proflungamenti in profondità. Queste dipendenze si istallano tra i segmenti scheletrici separando i singoli muscoli o i gruppi di muscoli e andando a creare i cosiddetti setti intermuscolari. In ogni segmento corporeo si definiscono logge fibrose o osteofibrose che accolgono muscoli, tendini, vasi e nervi. Negli interstizi compresi nelle logge tra muscolo e muscolo si trova del connettivo lasso interstiziale. In alcune zone sottoposte a sollecitazione di pressione o scorrimento tra muscoli e tendini e parti scheletriche si formano delle borse mucose contenenti del liquido vischioso, la cui parete costituita da membrana simile alla sinoviale funge da cuscinetto di scorrimento. In alcune parti del corpo, in particolare alibello delle articolazioni si possono trovare tratti di tessuto fibroso denso inseriti nello scheletro in modo da delimitare dei canali osteofibrosi nei quali decorrono i tendini, che rimangono così applicati allo shceletro. A livello di questi canali si interpone tra la parete del canale e i tendini una guaina cilindrica a doppia parete costituita da una sottilissima lamina connettivale, detta tonaca vaginale che riveste la superficie del tendine riflettendosi per rivestire anche il canale stesso; la piega di riflessione prende il nome dimesotenonio e dà passaggio a vasi e nervi destinati al nutrimento e all’innervazione del tratto tendineo contenuto nel canale. La cavità della guaina tra le lamine vaginali contiene un liquido simile alla sinovia che lubrifica la superficie del manicotto.  

Generalità sulle articolazioni

20 Mar

Le articolazioni sono dispositivi giunzionali che uniscono le ossa nello scheletro.

Si dividono in due tipologie:

  1. sinartrosi: giunzione tra capi scheletrici per mezzo di tessuti connettivi interposti a riempire lo spazio tra estremità articolari
  2. diartrosi: caratterizzate dalla discontinuità e dal contatto tra le cartilagini di incrostazione dei capi articolari. Il contatto è mantenuto da complessi legamentosi non interposti ma avvolgenti a manicotto le estremità articolari.

SINARTROSI

A loro volta le sinartrosi si distinguono in:

  • Suture: l’intermediario tra capi articolare è tessuto connettivo denso. I capi articolari sono solitamente margini di ossa piatte che se lisci e regolari danno luogo a suture armoniche, se dentellati a suture dentate, se tagliati di sbieco a suture squamose e se invece incastrate l’una dentro l’altra a suture a incastro o schindilesi. Spesso il connettivo interposto ossifica e la sutura si trasforma in sinostosi. Es. suture tra le ossa del cranio. Un altro particolare esempio di sutura è quella tra dente e cavità alveolare e prende il nome di gonfosi.
  • Sincondrosi: l’intermediario tra capi articolari è un tessuto di cartilagine ialina. Un es. è l’articolazione tra sterno e prima costola.
  • Sinfisi: tra i capi articolari rivestiti da cartilagine ialina è interposto un tessuto fribro-cartilagineo più o meno compatto. Es. articolazione tra corpi vertebrali e tra le porzioni pubiche delle ossa dell’anca.

    Tutte le sinartrosi sono immobili o semimobili.

DIARTROSI

Si devono considerare la forma e la grandezza dei capi articolari, le superfici articolari, le cartilagini di incrostazione, la capsula articolare con i suoi strati fibroso e sinoviale, i legamenti di rinforzo, i cencini e i menischi, la cavità articolare e la sinovia.

I capi articolari presentano svariate forme, estensione e orientamento delle superfici con le quali si articolano. Queste diversificazioni sono molto importanti per capire la funzione, il tipo di movimento e il grado di libertà che un’articolazione consente.

Tenendo conto di tutte queste differenze distinguiamo:

  • Artrodie: le superfici contrapposte sono piane, con contorno ed estensione variabile. Sono vincolate da mezzi di unione e stanno a contatto scivolando su un piano, non consentono l’esecuzione di movimenti angolari. Es. articolazione polso.
  • Enartrosi: le estremità sono a forma di segmento di sfera, piena e cava. I capi articolari sono sempre in contatto ruotando l’uno sull’altro, così da permettere movimenti angolari su tutti i piani. Es. articolazione coxofemorale
  • Condiloartrosi: Le contrapposte superfici articolari hanno un contorno ellissoidale, una concava,cavità glenoidea e una convessa, condilo. Ognuna delle due superfici ha diverso raggio di curvature, producendo movimenti angolari limitatamente ai due piani ortogonali corrispondenti ai due assi principali. Es. articolazione mandibolare.
  • Articolazione a sella: anche in questo caso le superfici articolari sono una concava e una convessa e si contrappongono incastrandosi reciprocamente. I movimenti sono biassiali, accompagnati da un certo grado di rotazione assiale. Es. articolazione pollice
  • Ginglimi: le superfici articolari contrapposte rappresentano un segmento cilindrico cavo e uno pieno. Se l’asse dei cilindri contrapposti è parallelo all’asse longitudinale delle due ossa, il movimento è rotatorio sul proprio asse e il ginglimo è laterale.Se è perpendicolare all’asse longitudinale delle due ossa, il movimento è angolare e il ginglimo è angolare o troclea. Nei ginglimi la forma del cilindro è spesso imperfetta, quando questo capita il movimento angolare è accompagnato da rotazione. Es. articolazione gomito

Spesso le superfici articolari hanno un’ampiezza molto differente e quando questo accade la superficie meno estesa viene completata da dispositivi fibrocartilaginei, labbri glenoidei ecotiloidei, che si inseriscono sui bordi delle cartilagini di incrostazione di una delle due superfici articolari.

Quando le superfici sono disarmoniche e non combaciano, le cartilagini non entrano in contatto in tutti i punti per cui subentrano una o più formazioni fibrocartilaginee, i menischi, che costituiscono spessori interposti tra le superfici articolari. I menischi hanno il ruolo di riempire più o meno completamente gli spazi liberi tra le cartilagini di incrostazione dei capi articolari, permettendo così il reciproco scarico gravitazionale non solo su un punto ma su un’area più estesa, in modo da meglio distribuire e quindi gestire le sollecitazioni meccaniche, limitando quindi l’usura.

Alla forma delle superfici articolari è correlata la direzione dei movimenti, che è indicata dall’asse intorno al quale essi hanno luogo. Come già detto gli assi da considerare sono : il longitudinale, il trasversale e l’asse sagittale.

I movimenti che si svolgono intorno all’asse trasversale sono di estensione e flessione, quelli che si svilgono intorno all’asse sagittale sono di inclinazione laterale ( rachide), abduzione e adduzione (arti), quelli che si svolgono nell’asse verticale sono detti di torsione ( rachide ) o rotazione (arti). Il movimento di rotazione dei segmenti più distali dell’arto superiore, avambraccio e mano è detto di supinazione se volto verso l’esterno, pronosupinazione se rivolto verso l’interno.

CARTILAGINE ARTICOLARE

La superficie articolare è rivestita da cartilagine ialina, di colore biancastro e di spessore variabile da pochi mm a quasi 2 cm. Il suo margine perimetrale è tagliato di sbieco a discapito dei piani superficiali e continua nella sinoviale tramite un sottile pericondrio. Non c’è invece pericondio sulla superficie esposta verso le cavità.

In profondità, poggia sul trabecolato delle epifisi giungendo anche in contatto con il midollo osseo della sostanza spugnosa. Le fibre collagene superficiali hanno andamento tangenziale mentre le profonde si impiantano radialmente sull’osso e le intermedie si dispongono in arcate conesse verso la cavità articolare. Tutti questi arrangiamenti hanno un significato meccanico in rapporto alle pressioni gravitazionali e muscolari.

La cartilagine articolare sotto carico può raggiungere lo spessore di un mm, a carico terminato ritornare alla sua dimensione originale. Ma una compressione duratura e potente della cartilagine potrebbe danneggiarla permanentemente.

Il nutrimento avviene tramite diffusione dal liquido sinoviale e a volte dal circolo arterioso se questo raggiunge il perimetro cartilagineo. Un mevimento di pressione adeguato favorisce questa diffusione.

CAPSULA ARTICOLARE

E’ un manicotto fibroso che avvolge i due capi articolari inserendosi sui margini delle cartilagini di incrostazione, in continuità col periostio.

E’ costituita da connettivo denso a fasci intrecciati con disposizione traiettoriale, spesso infintrato di grasso.

In profondità si addossa allo strato fibroso della capsula la membrana sinoviale, che può essere semplice, se costituita da un esile strato di connettivale fibrillare con poche cellule superficiale, pochi vasi e pochi nervi, oppure complessa, se costituita da connettivale reticolare ricco di istiociti, cellule granulose basofile, plasmacellule, monociti, linfociti, prende un colore giallo-rosso è spesso intercalata da grasso e può sollevarsi a formare pieghe, frange o villi.

La sinoviale esposta verso le cavità articolari è formata da pochi strati di cellule immerse nella sostanza amorfa.

LEGAMENTI ARTICOLARI

Rinforzano la capsula articolare, possono essere costituiti da filamenti fibrosi o fibroelastici e si distinguono in periferici e a distanza. I primi sono aderenti o incorporati nella capsula, i secondi possono trovarsi anche a distanza notevole dall’articolazione

CAVITA’ ARTICOLARE E LIQUIDO SINOVIALE

E’ lo spazio compreso tra i capi articolari e la capsula articolare, la sua ampiezza è variabile e spesso la forma è complicata dalla presenza di recessioni come avviene ad esempio nell’articolazione del ginocchio. Il liquido sinoviale invece si distribuisce come un velo sottile sulle cartilagini articolari, garantendone lubrificazione e nutrizione. Il suo volume varia in rapporto all’ampiezza della cavità ed è arricchito dalle secrezioni delle cellule della membrana sinoviale. E’ ricco di complessi glicoproteici, prevalentemente mucopolisaccaridi rappresentati da acido ialuronico. E’ giallo, limpido e mucoso.


Generalità sulle ossa

2 Dic

Sono più di 200, in giunzione tra loro mediante le articolazioni. Si divvidono in:

  1. Ossa lunghe: presentano un corpo allungato, diafisi, e due estremità ingrossate, epifisi. A livello delle diafisi c’è un canale, il canale midollare, delimitato da un astuccio di osso compatto. A livello delle epifisi invece è presente un’organizzazione spugnosa areolare, con tubercole più o meno fitte e variamente orientate. es. femore.
  2. Ossa piatte: formate da uno strato spugnoso compreso tra due tavolati compatties. ossa del cranio
  3. Ossa corte: presentano una massa spugnosa avvolta da tessuto osseo compatto.
Tutte le ossa sono avvolte in superficie da una membrana fibrosa, densa e scollabile, il periostio, che si interrompe nelle aree interessate alle giunzioni articolari. Le cavità, invece, sono internamente rivestite da una sottile membrana detta endostio e contengono al loro interno una sostanza molle, gialla o rossa, il midollo osseo.